Pubblicato da: Dr. Andrea La Torre | 14 luglio 2015

Pressione endolinfatica nell’idrope acuto e cronico sperimentale.

Measurement of endolymphatic pressure.

Mom T, Pavier Y, Giraudet F, Gilain L, Avan P.
Eur Ann Otorhinolaryngol Head Neck Dis. 2015 Apr;132(2):81-4. doi: 10.1016/j.anorl.2014.05.004. Epub 2014 Nov 20.


Gli autori del presente lavoro non ha fatto una ricerca in proprio ma riportano i risultati a confronto di diverse ricerche altrui.

Senza scendere troppo i dettagli tecnici si sono confrontati diversi studi in cui si è creato in animali in laboratorio un idrope sperimentale è misurata la pressione dell’endolinfa attraverso delle micropipette (cosa non fattibile senza creare poi un danno permanente dell’orecchio, motivo per cui nell’uomo non possiamo ricavare direttamente questa informazione).
Emergerebbe una relativa differenza tra l’idrope acuto con brusco aumento del volume dell’endolinfa (il liquido “interno”) e l’idrope cronico. Nel secondo caso infatti ci può essere distensione delle membrane e alterazioni strutturali del normali rapporti spaziali delle strutture dell’orecchio senza che ci sia necessariamente aumento di pressione visto che l’aumento dello spazio dilatato dall’eccesso di liquido compenserebbe la pressione.
Anche le alterazioni funzionali riscontrate con esami mostrerebbero quadri diversi. Ad esempio alterazioni vestibolari acute (corrispondente alla vertigine acuta) si verificherebbero nell’idrope acuto con brusca variazione della pressione, mentre nell’idrope cronico o indotto più lentamente dando tempo al sistema di adattarsi la comparsa o meno di alterazioni vestibolari potrebbe essere indotta associando cambiamento di posizione.
Al di là del lavoro specifico, uno punto di riflessione interessante. La diversa velocità di realizzazione dell’idrope con o maggior aumento di pressione dell’endolinfa e la distanza di tempo dall’episodio acuto di formazione dell’idrope potrebbe determinare la comparsa di quadri clinici differenti con predominanza di alcuni sintomi rispetto ad altri.
Purtroppo ai fini pratici non possiamo effettuare nell’uomo queste misurazioni, ma iniziare a immaginare l’idrope e i quadri clinici che ne derivano come idrope acuto e idrope cronico, magari trattabili con terapie diverse, è una idea stimolante.

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Responses

  1. Qui inserisco un commento io per primo stimolato dall’essermi letteralmente ustionato ieri dopo una giornata al mare e in barca in cui avevo sottovalutato il sole 🙂 Ai fini dell’effetto finale sulla pelle.. non conta solo QUANTO sole ma anche con che velocità e per quanto tempo… se l’esposizione è troppo brusca c’è la scottatura e non l’abbronzatura…. Effetti diversi per la stessa causa ma agente con modalità diverse e non solo su zone diverse del labirinto. Questo è in concetto che voglio trasmettere proponendo questo articolo. Chissà che ne me ne derivi qualche idea per fare adattamenti specifici della terapia.

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